Training Autogeno

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Il training autogeno è una tecnica di rilassamento di interesse psicofisiologico, usata in ambito clinico nel controllo dello stress, nella gestione delle emozioni e nelle patologie con base psicosomatica.

Il TA venne sviluppato negli anni trenta da Johannes Heinrich Schultz psichiatra tedesco.

I suoi studi avevano come precedenti quelli sull’ipnosi, in particolare di Oskar Vogt, del quale Schultz fu allievo. Di primaria importanza, in questa tecnica, è rendere i propri pazienti indipendenti dal terapeuta per sviluppare il proprio benessere. Mentre infatti nell’ipnosi è sempre necessaria la presenza dello psicoterapeuta, nel TA il soggetto diviene del tutto autonomo.

Il Training Autogeno è una tecnica di rilassamento basata sulla correlazione tra stati psichici (in particolare le emozioni) e aspetti somatici dell’individuo. Ogni esperienza viene mediata, infatti, dal soma: attraverso questo si può accedere, usando una sorta di “corsia preferenziale”, all’origine dell’esperienza stessa. Le emozioni sono il risultato di un complesso insieme di modifiche che coinvolgono il sistema nervoso periferico, il sistema nervoso centrale, il sistema ormonale e più in generale il sistema neuroendocrino. L’attribuzione cognitiva (ad esempio un’emozione vissuta come piacevole o spiacevole), riguardante la neocorteccia, risulta verificarsi secondariamente.

Indurre volontariamente, a livello corporeo, delle risposte tipiche degli stati di quiete di un soggetto ha, da una parte, riflessi sull’autopercezione, a livello cognitivo, della propria condizione emozionale e, dall’altra, produce una risposta somatica coerente con l’induzione stessa. In pratica la modifica dell’assetto psicofisiologico del soggetto si inserisce in un processo che si auto determina (autogeno, appunto) partendo dal soma per arrivare alla psiche per tornare al soma e così via. Il Training Autogeno, come dimostra la letteratura scientifica, non è una tecnica basata sulla suggestione. Le modifiche che si producono con un adeguato allenamento hanno carattere di stabilità e costanza nel tempo.

Il termine training significa allenamento; infatti è solo allenandosi che si riesce ad ottenere una modifica reale e non immaginaria nel complesso assetto alla base della risposta emozionale.

La pratica del training autogeno ha tra le sue finalità un maggior controllo dello stress, dell’ansia, una riduzione generale della tensione emotiva e il recupero delle energie, anche grazie a un ridimensionamento spontaneo delle emozioni negative.

Il Training autogeno è utile inoltre nella cura di ansia, insonnia, emicrania, asma, ipertensione, attacchi di panico e in tutte quelle patologie dove l’aspetto psicosomatico sia rilevante. Ma il TA ha un ruolo positivo anche in molti altri contesti: in particolare, per atleti e sportivi in genere, in quanto favorisce il recupero di energie, permettendo una migliore gestione delle proprie risorse. Migliora inoltre la concentrazione e contribuisce al conseguimento di alte prestazioni. È importante sapere che, nel training autogeno, il rilassamento non è la cosa principale, ma è un “effetto collaterale” del mutato equilibrio psicofisico.

Gli Esercizi di Base

  • esercizio della pesantezza: produce uno stato di rilassamento muscolare, ovvero di rilassamento dei muscoli striati e lisci;

  • esercizio del calore: produce una vasodilatazione periferica con conseguente aumento del flusso sanguigno.

  • esercizio del cuore: permette di mettersi in contatto con il proprio ritmo di vita.

  • esercizio del respiro: produce una migliore ossigenazione del sangue e degli organi.

  • esercizio del plesso solare: permette di mettersi in contatto con la propria parte più primitiva.

  • esercizio della fronte fresca: produce una vasocostrizione cerebrale che può essere molto utile per ridurre il mal di testa soprattutto se legato ad un sovraccarico fisico o mentale.

 

Training Autogeno Superiore (T.A.S.) Analiticamente orientato

Il recupero totale dell’unità biopsichica già iniziato con la pratica del T.A. di base, si completa ed intensifica attraverso le Tecniche Autogene Superiori per merito delle quali si amplificano gli effetti omeostatici che caratterizzano il Metodo Autogeno come proposto e inteso da I.H. Schultz e da W. Luthe attraverso un graduale ripristino dell’unità psicosomatica che favorisce nel soggetto un aumento delle capacità introspettive e di autodistanziamento dai problemi.

Una sintesi mente-corpo sempre più profonda viene realizzata con l’applicazione del T.A.S. (Training Autogeno Superiore) attraverso la produzione di immagini in stato di autogenia che permette il recupero di zone della personalità solitamente trascurate e la funzionalità dell’emisfero cerebrale destro fortemente coinvolto in importanti fenomeni psicologici come l’attività immaginativa, intuitiva, fantastica.

Il T.A.S. è considerato una delle più ricche tecniche psicoterapiche che si fondano sulla combinazione di Simbolo ed Immagine. Attraverso il T.A. di base si realizza un raccoglimento profondo conseguendo quel particolare stato definito Commutazione Autogena che, come sappiamo, permette al soggetto di mantenere uno stato di completa passiva contemplazione di ciò che avviene in sé per un periodo di tempo sempre più lungo. Con il T.A.S., attraverso gli esercizi di cui si compone, si realizza la visualizzazione di immagini-simbolo che producono una migliore conoscenza di sé e una tensione verso nuovi e significativi traguardi esistenziali.

Se il T.A. di base rappresenta il momento somatico del Metodo Autogeno, il T.A.S. e la Neutralizzazione Autogena rappresentano quello psichico. Mentre nel T.A. vengono principalmente considerati gli aspetti somatici, nelle Tecniche Superiori il discorso diventa più specificatamente psichico permettendo di realizzare quella sintesi mente-corpo dove i due aspetti costitutivi dell’essere umano (quello fisiologico e quello emozionale) integrandosi tra loro vengono a costituire quell’unità che caratterizza la persona.

Attraverso il T.A.S. il soggetto ben allenato ha la possibilità di “guardarsi dentro” e cogliere in sé non solo situazioni problematiche, ma anche quelle energie e risorse sopite che attendono di essere scoperte e recuperate per realizzare un processo di crescita, di emancipazione e di armonizzazione dei vari aspetti costitutivi la personalità.

I.H. Schultz sottolineava che “Per poter affrontare l’esecuzione degli esercizi del ciclo superiore è indispensabile la perfetta conoscenza degli esercizi inferiori e la capacità di eseguirli in modo completo, rapido e sicuro”. È evidente quindi la necessità di un buon allenamento autogeno, con la capacità di realizzare uno stato psicofisico di “commutazione autogena” in modo tale da favorire uno stato di abbandono ed un ruolo passivo, definito dall’autore “accettazione passiva”. Attraverso il concatenamento dei diversi esercizi proposti, il soggetto produce vissuti che, opportunamente interpretati, permettono di svelare e quindi analizzare aree profonde della personalità, creando occasioni d’integrazione, di sviluppo e di armonizzazione.

 

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